Colletti di pizzo: dove l’ornamento traccia il confine
Un colletto di pizzo definisce il confine tra viso e abito. Trafori, festoni e sostegni determinano il modo in cui quel confine viene percepito.
Un colletto crea contemporaneamente due confini. Il bordo interno si adatta al collo; quello esterno incontra il resto dell’abbigliamento. Il pizzo rende permeabile la zona compresa fra i due, così che il colore sottostante entra a far parte di ciò che vediamo. Quando seguiamo il contorno di un colletto storico, il suo disegno comincia a scomporsi in decisioni: quanto incorniciare da vicino il collo, quanto estendersi sulle spalle e con quale forza segnare il punto in cui l’ornamento termina.

Rebato (colletto), forse francese, inizio del XVII secolo. The Metropolitan Museum of Art. Dono della signora Edward S. Harkness, 1930. Pubblico dominio (CC0). Collezione · CC0 · Politica sulle immagini
Dieci fotografie museali originali di sei colletti, comprendenti viste frontali, del retro e di dettaglio che distinguono la superficie del pizzo dalla sua costruzione.
Un rebato dell’inizio del Seicento conservato al Metropolitan Museum of Art rende particolarmente esplicita quest’ultima decisione. Catalogato come forse francese, combina merletto a fuselli in filo metallico, fil di ferro e cotone. Il museo ne registra una larghezza di 45,7 centimetri. Nella fotografia, un’apertura arrotondata si trova all’interno di un’ampia forma a raggiera, mentre una successione di sporgenze appuntite anima il bordo esterno. La combinazione dei materiali è importante. Il fil di ferro appartiene all’oggetto stesso e rende tangibile il rapporto tra la superficie delicata e la struttura di sostegno, anziché lasciarlo soltanto intuire dalla sagoma.

Rebato (colletto), forse francese, inizio del XVII secolo. Retro, con filo metallico di sostegno. The Metropolitan Museum of Art. Dono della signora Edward S. Harkness, 1930. Pubblico dominio (CC0). Collezione · CC0 · Politica sulle immagini
La curva interna e il perimetro a punte agiscono inoltre a velocità visive differenti. L’apertura del collo si legge rapidamente come una forma continua. Il limite esterno fa fermare più volte lo sguardo, che sale verso una punta e scende nell’intervallo successivo. Nel campo che li separa, linee radiali contribuiscono a collegarli. È una lettura visiva del pezzo conservato, non una ricostruzione di come si ergesse intorno al viso di una persona specifica. Tuttavia, anche quando il colletto è disposto in piano, il suo impianto mostra come un colletto potesse imprimere una direzione marcata a un bordo.

Colletto, probabilmente britannico, ultimo quarto del XVII secolo. Confronto con un diverso colletto a punte. The Metropolitan Museum of Art. Brooklyn Museum Costume Collection presso The Metropolitan Museum of Art, dono del Brooklyn Museum, 2009; dono degli esecutori testamentari di Clara M. Blum in memoria dei coniugi Albert Blum, 1966. Pubblico dominio (CC0). Collezione · CC0 · Politica sulle immagini

Colletto, francese, XIX secolo. Confronto di epoca successiva per la scollatura e il bordo floreale. The Metropolitan Museum of Art. Dono della signora John Jacob Astor, 1888. Pubblico dominio (CC0). Collezione · CC0 · Politica sulle immagini
Proporzione e connessione
Un colletto italiano in merletto ad ago del Met, datato all’inizio del Settecento, propone una transizione più discreta. Misura 115,6 per 15,9 centimetri e appare come una lunga fascia curva riempita da un motivo fittamente lavorato. Un colletto francese settecentesco in merletto ad ago della stessa collezione si allarga invece in una forma molto più profonda, con una lunghezza catalogata di 99,1 centimetri e una larghezza di 63,5 centimetri. Il confronto è utile: la parola colletto comprende proporzioni nettamente diverse. La sola finezza della lavorazione non ne spiega l’aspetto; la larghezza della zona decorata cambia la porzione di abito che può occupare visivamente.

Colletto, italiano, inizio del XVIII secolo. The Metropolitan Museum of Art. Lascito di Emma T. Gary, 1934. Pubblico dominio (CC0). Collezione · CC0 · Politica sulle immagini

Colletto, francese, XVIII secolo. The Metropolitan Museum of Art. Dono della signora Edward S. Harkness, 1930. Pubblico dominio (CC0). Collezione · CC0 · Politica sulle immagini
La collezione Cooper Hewitt dello Smithsonian conserva un colletto italiano seicentesco in lino, descritto come merletto a fuselli con fondo ad ago. Tralci sinuosi e fiori si collegano attraverso piccoli ponticelli, con forme simili a ruote fra loro; un bordo lavorato ad ago e una bordatura rifiniscono il pezzo. Descrizioni di questo tipo aiutano a distinguere diversi livelli di organizzazione. Un fiore può essere il motivo, ma sono i collegamenti fra i fiori a determinare se il disegno si legge come una superficie continua. La bordatura e il margine esterno stabiliscono poi dove quella superficie può incontrare l’indumento senza semplicemente dissolversi.

Colletto, probabilmente britannico, ultimo quarto del XVII secolo. Dettaglio frontale; confronto distinto dal colletto italiano del Cooper Hewitt. The Metropolitan Museum of Art. Brooklyn Museum Costume Collection presso The Metropolitan Museum of Art, dono del Brooklyn Museum, 2009; dono degli esecutori testamentari di Clara M. Blum in memoria dei coniugi Albert Blum, 1966. Pubblico dominio (CC0). Collezione · CC0 · Politica sulle immagini

Colletto, probabilmente britannico, ultimo quarto del XVII secolo. Retro dello stesso dettaglio; confronto distinto dal colletto italiano del Cooper Hewitt. The Metropolitan Museum of Art. Brooklyn Museum Costume Collection presso The Metropolitan Museum of Art, dono del Brooklyn Museum, 2009; dono degli esecutori testamentari di Clara M. Blum in memoria dei coniugi Albert Blum, 1966. Pubblico dominio (CC0). Collezione · CC0 · Politica sulle immagini
Un colletto belga della fine dell’Ottocento conservato nello stesso museo adotta un altro impianto. La scheda descrive fasce traforate che formano medaglioni intorno a mazzi di fiori centrali, in una tecnica comunemente chiamata Point de Gaze di Bruxelles. Lino e merletto ad ago compongono una rete delicata, ma i medaglioni offrono allo sguardo una forma più grande da cogliere. Le piccole aperture si percepiscono dapprima come trama, per poi definirsi in spazi organizzati. La leggibilità del colletto dipende da questa gerarchia: si può percepire la composizione senza distinguere ogni filo che la rende possibile.

Colletto, probabilmente britannico, ultimo quarto del XVII secolo. Dettaglio; confronto distinto dal colletto belga del Cooper Hewitt. The Metropolitan Museum of Art. Brooklyn Museum Costume Collection presso The Metropolitan Museum of Art, dono del Brooklyn Museum, 2009; dono degli esecutori testamentari di Clara M. Blum in memoria dei coniugi Albert Blum, 1966. Pubblico dominio (CC0). Collezione · CC0 · Politica sulle immagini
Un bordo con più di una storia
Anche i contorni conservati richiedono cautela storica. Il Bowes Museum documenta un colletto realizzato con merletto veneziano ad ago della metà del Seicento, la cui forma fu modificata da Blackborne & Co. a Londra nella seconda parte dell’Ottocento. Il resoconto del restauro spiega che questa successiva trasformazione influiva sulla posizione delle estremità quando il colletto veniva montato su un abito seicentesco. Un bordo attuale può dunque conservare più di un momento progettuale. L’età del merletto e quella della sua disposizione presente possono differire, e una nitida sagoma museale non dovrebbe cancellare tale distinzione.

Colletto, italiano, ultimo quarto del XIX secolo. Confronto distinto dal colletto modificato del Bowes Museum. The Metropolitan Museum of Art. Brooklyn Museum Costume Collection presso The Metropolitan Museum of Art, dono del Brooklyn Museum, 2009; dono di Millicent V. Hearst, 1962. Pubblico dominio (CC0). Collezione · CC0 · Politica sulle immagini
Visti insieme, questi colletti mostrano quanto del progetto si concentri su un confine. Una punta sostenuta dal filo metallico sporge verso l’esterno; una fascia stretta concentra i dettagli; un campo più profondo diffonde l’ornamento; un festone introduce una cadenza ripetuta. I trafori portano nella composizione il colore sottostante, mentre le zone più fitte tengono visivamente insieme il motivo. L’effetto dipende dall’abito che sta sotto e dal corpo che sta dentro, anche quando sopravvive soltanto il colletto. Seguirne i bordi con lo sguardo è un modo concreto per recuperare quel rapporto e riconoscere nell’accessorio un elemento che plasma attivamente la figura vestita.




























































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