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Monsieur Bleu: lo studio di Joseph Dirand su pietra, scala e spazi di socialità

16 minuti fa
Tempo di lettura: 3 min

Monsieur Bleu occupa un luogo con una forte identità culturale e architettonica: il Palais de Tokyo, a Parigi. Gli interni di Joseph Dirand conferiscono al ristorante un carattere distinto, lavorando con una scala molto lontana da quella della sala da pranzo domestica. Altezza, pietra e luce stabiliscono un impianto formale; le sedute e l’organizzazione delle diverse aree di socialità rendono questo impianto fruibile.

La commissione risale al 2013, come documentato da Ozone, collaboratore per l’illuminazione. Il gestore del ristorante, Paris Society, descrive un programma che comprende bar, lounge, sala da pranzo, aree riservate e terrazza. È quindi più corretto considerarlo un insieme di ambienti collegati che un unico interno di ristorante indiviso. Il progetto deve accogliere sia una conversazione intima sia l’energia collettiva di un grande spazio pubblico. [1] [3] [4]

Sala di Monsieur Bleu al Palais de Tokyo di Parigi, interni di Joseph Dirand
Monsieur Bleu al Palais de Tokyo, Parigi. Interior design: Joseph Dirand. Fonte dell’immagine: Paris Society, sito ufficiale del ristorante Monsieur Bleu (fotografia d’archivio del 2021). Il fotografo non è indicato in quella selezione di immagini.

La pietra svolge più di un ruolo

La scheda di progetto di Ateliers Lemaître offre indicazioni insolitamente precise sui materiali. Il marmo nero Saint Laurent è stato impiegato per i rivestimenti murali monumentali, la cornice del camino, i pavimenti e le modanature per i quadri. Il marmo verde Connemara è stato destinato ai divisori attorno alle sedute. Sono applicazioni diverse, con rapporti differenti rispetto al corpo e all’ambiente.

Questa distinzione aiuta a comprendere l’organizzazione degli interni. La pietra può agire come un’ampia superficie architettonica, dando continuità visiva alla sala, ma può anche definire il confine immediato di una zona dedicata al pranzo. Il secondo impiego è particolarmente importante: un materiale imponente non deve necessariamente rendere uno spazio distante o cerimoniale. A una scala minore, può favorire una sensazione di raccoglimento e di appartenenza al luogo. [2]

Dettagli in pietra e marmo nel ristorante Monsieur Bleu di Joseph Dirand
Monsieur Bleu, Palais de Tokyo. Lavorazioni in pietra: Ateliers Lemaître; progetto: Joseph Dirand. Fonte fotografica: portfolio di progetti di Ateliers Lemaître.

La luce collega il soffitto ai tavoli

Ozone documenta l’uso dei lampadari Brasilia sviluppati con Michel Boyer e collega la loro riedizione al progetto Monsieur Bleu. La loro presenza introduce un forte elemento geometrico sotto il soffitto alto. Fanno parte della lettura architettonica della sala, anziché essere semplici attrezzature aggiunte dopo aver definito la composizione spaziale.

Una sala da pranzo alta solleva una domanda pratica di progetto: come possono le persone sentirsi a proprio agio in un volume molto più ampio del loro incontro attorno al tavolo? Grandi apparecchi illuminanti offrono una possibile scala intermedia. Riportano l’attenzione dall’intera altezza dell’ambiente verso il basso, preservandone la generosità. A Monsieur Bleu, l’illuminazione contribuisce all’equilibrio fra il carattere pubblico dell’edificio e la vita più raccolta attorno ai tavoli. [3]

Interno di Monsieur Bleu a Parigi con superfici in pietra e illuminazione architettonica
Monsieur Bleu Parigi. Progetto di Joseph Dirand; lavorazioni in pietra di Ateliers Lemaître. Fonte fotografica: archivio ufficiale dei progetti di Ateliers Lemaître.

Una palette con differenze interne

La descrizione del ristorante cita panche in velluto verde, marmo Connemara e pannelli in vetro Lalique fra gli elementi del progetto di Dirand. Il design non si basa su un gran numero di colori privi di relazione. Sviluppa invece differenze all’interno di una gamma controllata di materiali: rivestimenti morbidi, pietra lucidata e vetro ricevono e riflettono la luce in modi distinti.

Questa varietà impedisce alla palette di risultare piatta. Una tonalità verde percepita attraverso il velluto è diversa da quella che emerge da un marmo venato. La relazione è abbastanza stretta da creare continuità, ma le superfici rimangono leggibili individualmente. Per un pubblico interessato all’interior design, l’osservazione utile è che anche la sobrietà può contenere una notevole ricchezza di informazioni sensoriali. [5]

Finiture in marmo, divisori e aree di seduta di Monsieur Bleu
Monsieur Bleu al Palais de Tokyo. Superfici in marmo di Ateliers Lemaître. Fonte: archivio ufficiale dei progetti di Ateliers Lemaître.

La terrazza e la città oltre il ristorante

Il Palais de Tokyo colloca Monsieur Bleu lungo la Senna, di fronte alla Torre Eiffel, e descrive la terrazza come un’estensione della vita sociale del ristorante. Paris Society lo situa nell’ala ovest dell’edificio. L’ambiente esterno offre agli interni un ulteriore contesto: la sala appartiene tanto a un’istituzione culturale quanto al più ampio paesaggio urbano.

Monsieur Bleu convince soprattutto come studio di come un’architettura formale possa sostenere l’informalità. I suoi elementi principali sono incisivi, ma i rispettivi ruoli sono attentamente differenziati. La pietra stabilisce confini, la luce media la scala e il programma offre diversi modi di abitare lo spazio. Il risultato mostra perché un interno di ristorante debba essere letto attraverso i rapporti che crea fra le persone, oltre che attraverso le sue finiture più riconoscibili. [4] [6]

Terrazza di Monsieur Bleu a Parigi con ombrelloni bianchi, sedie verdi e vegetazione
Terrazza-giardino di Monsieur Bleu, Palais de Tokyo. Fonte fotografica: sito ufficiale del ristorante Paris Society, galleria di maggio 2022.

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